Copertura gay, fino a dove si spinge?

di Valentina Cervelli Commenta

Lo abbiamo potuto verificare negli anni osservando come molti attori apparentemente eterosessuali abbiano poi fatto coming out che il funzionamento delle coperture gay è molto disomogeneo e varia da persona a persona. Ma fino a dove ci si spinge? Sia da parte dei diretti interessati che da chi “richiede” un simile comportamento?

Questo è un topic particolare perchè di solito le strategie di copertura vengono stabilite in base alle richieste che i grandi network o i management musicale richiedono per l’immagine della persona non dichiarata. E questo è valido sia per le donne che per gli uomini. Da questo punto di vista chi “paga” ed intende guadagnarci non si fa alcun problema: la persona rappresentata diventa una pedina nelle loro mani che sì, ha la possibilità di raggiungere il successo e contemporaneamente accumulare denaro, ma allo stesso tempo si trova incastrata in una realtà cucita sopra di lei ed impenetrabile anche se non si ha più la forza o la volontà di andare avanti. Da questo punto di vista i contratti sono “capestro”.

Fino a dove ci si spinge? Dipende. Ci si può limitare a qualche foto agli eventi fino a spingersi a delle dimostrazioni di affetto più marcate.Di sicuro sono compresi viaggi, apparizioni, addirittura servizi fotografici appositamente programmati per dare l’idea della “coppia“. Ma allo stesso modo anche delle uscite dove essere visti casualmente ed altrettanto per caso essere fotografati. Riconoscere il falso è possibile: basta aguzzare la vista e fare funzionare il cervello.  Due azioni che di solito lo spettatore medio non mette in pratica.

Photo Credit | Thinkstock

 

 

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