Artisti e sessualità: la clausola morale

di Valentina Cervelli Commenta

Quando si ha l’impressione che un cantante o attore nasconda la propria sessualità, il perchè non faccia coming out è quasi sempre riconducibile a quella che nei contratti di lavoro viene chiamata “morals clause“, ovvero la clausola morale. Essa è in grado di tenere in pugno la vita privata dei vip.

Per molti fan è difficile da accettare, ma effettivamente i propri idoli, sia per sessualità che per altri “comportamenti” ritenuti sconvenienti come l’uso di droga, sono legati contrattualmente alle case di produzione o ai management che si occupano della gestione della loro carriera. Come si legge sul sito USLegal.com:

La clausola morale è una disposizione all’interno di un contratto o di un documento ufficiale che proibisce determinati comportamenti nella vita privata di una persona. Per comportamento si intendono principalmente atti sessuali ed uso di droga. Essa viene comunemente utilizzata nei contratti tra gli attori/attrici e studi televisivi e produttori per sostenere la pubblica immagine che il produttore vuole che venga sostenuta.  Le clausole morali sono incluse oggi in diversi contratti di figure pubbliche come atleti ed altri artisti.

Come potete notare si tratta di materia prettamente legale che è difficile da ignorare e che ci porta immediatamente alla mente storie di coming out come quelle di Ellen Paige e Wentworth Miller. L’attore in questione ha sempre sostenuto di essere eterosessuale fino alla settimana prima del suo coming out, condividendo poi la sofferenza di ciò che ha significato rimanere non dichiarato per tanto tempo. Quindi, non pensate erroneamente che coloro che pagano le celebrità non abbiamo possibilità di gestirne anche la vita privata.

Photo Credit | Thinkstock

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