Perchè dobbiamo proteggere gli artisti non dichiarati

di Valentina Cervelli Commenta

Gay.it porta uno spunto di riflessione molto importante: dobbiamo proteggere gli artisti non dichiarati e quindi ancora “in the closet”. Perché? La motivazione ci è stata servita recentemente dal caso ” Daily Beast” alle Olimpiadi di Rio 2016.

Una brutta pagina di giornalismo per un mezzo stampa che tra l’altro è da sempre stato attento fino a quel momento alle tematiche LGBTQ ed al rispetto che meritavano. Una inchiesta su Grindr portata avanti da un giornalista etero ha infatti condotto all’outing di diversi atleti provenienti da nazioni nelle quali l’omosessualità è considerata un reato. Mettendo a repentaglio la vita di quelle persone la cui “popolarità” nella propria disciplina non è ancora abbastanza grande da poter funzionare come scudo.

Sebbene su diverse connotazioni, lo stesso deve essere applicato per ogni celebrità ancora “in the closet” e non solo per una questione (importantissima) di rispetto dei tempi della stessa. Per quanto infatti la condizione possa sembrare ovvia e davanti agli occhi di tutti, non si conosce ogni parte della vita del vip e non si sa quante e quali ripercussioni un outing possa avere.

Come viene sottolineato da uno stupendo articolo, per quanto tante volte la frustrazione sembri scavalcare la comprensione, non si può cadere nell’errore di limitare la libertà dell’altro decidendo al posto suo. Dove finisce il rispetto per la privacy ma soprattutto quello per l’essere umano che tanto viene richiesto giustamente dalla stessa comunità LGBTQ?

Il vip che fa coming out può essere un pregevole esempio per chi ha bisogno di una guida, ma il rispetto per chi decide di aspettare è basilare.

Photo Credit | Thinkstock

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