Letteratura LGBT, intervista a David Leavitt

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Il Corriere della Sera ha intervistato David Leavitt, che ha risposto a diverse domande su cultura, letteratura e omosessualità: ecco ciò che si può definire una lettura stimolante, dopo il salto naturalmente.

Lo scrittore vive a Gainesville, dove insegna scrittura creativa all’Università della Florida:

Adoro l’Italia e continuerò a visitarla, ma i prezzi delle case nelle vostre città sono ormai off limits per le nostre tasche e quella che ho scelto l’anno scorso con Mark ha anche una valenza culturale.

L’autore di Ballo di famiglia e La lingua perduta delle gru ha spiegato che Buenos Aires è una città straordinaria, palpitante e dinamica.

Dopo aver vissuto tanti anni in Italia, sono espatriato e ho sentito il bisogno di sentirmi uno straniero, immerso in una lingua e in una cultura diversa; era ora di voltare pagina a 50 anni.

David Leavitt, nato a Pittsburgh nel 1961, pensa che la letteratura gay contemporanea sia pressoché scomparsa, poiché i giovani scrittori omosessuali non considerano la propria sessualità come un tema centrale del proprio lavoro:

È molto positivo perché un tempo era un tabù, mentre oggi l’omosessualità è parte integrante della cultura popolare, dalla tv al cinema al web.

Noi vecchi abbiamo aperto una porta che si doveva tenere chiusa e, adesso che è spalancata, nessuno la nota più, grazie soprattutto allo spartiacque definitivo della legalizzazione dei matrimoni gay.

Intanto, Leavitt non intende sposare il compagno Mark:

A Buenos Aires potremmo sposarci ma non ne abbiamo intenzione, siamo una vecchia coppia hippie cresciuta negli anni Settanta, quando tutti divorziavano.

Forse staremo insieme per sempre, ma nessuno dei due crede all’istituzione del matrimonio.

Il prossimoo libro che lo scrittore pubblicherà presto è ambientato a Lisbona nell’estate del 1940, subito dopo l’occupazione tedesca di Parigi, quando la capitale portoghese (l’unico porto sicuro collegato all’America) fu travolto da rifugiati.

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