Rufus Wainwright a Sanremo, lustro e polemiche

di Valentina Cervelli Commenta

Davanti alle polemche sorte per la partecipazione come ospite di Rufus Wainwright a Sanremo ci rendiamo davvero conto che non c’è scampo nemmeno per questa nostra Italietta: si può polemizzare sulla presenza di un cantante di fama internazionale perché gay e direttamente impegnato nella salvaguardia dei diritti LGBTQ?

Fortunatamente tutto è andato come doveva e l’esibizione di Rufus Wainwright impeccabile come sempre accade quando si parla di lui. E ringraziando il cielo, la sua verve ed il suo carattere gli hanno concesso di rispondere a tono alle varie critiche ed al sit in (si rendiamoci conto di questo) organizzato per protestare contro la sua presenza ed esibizione. Talvolta ce lo chiediamo fortemente: le persone pensano prima di agire? Si protesta contro un artista come Rufus e non si fa nulla contro l’0mofobia? Contro la mancanza di diritti per la comunità LGBTQ? Lo sappiamo, le nostre sono domande retoriche, perché hanno tutte una risposta: la situazione è tale perché la gente è omofoba. Intervistato da Vanity Fair Italia il cantautore è stato ironico e sincero come sempre. Anche se la parte più divertente della sua intervista è forse stata quella dove ha ammesso di aver pensato inizialmente che i papaboys fosse un nome di un locale gay.

Fortunatamente nonostante queste polemiche, ringraziando per la pubblicità gratuita ricevuta, Rufus Wrainwright ha sottolineato che pensa che la maggior parte degli italiani sia istruita e di mentalità aperta.  E questo sottolinea la grandezza e la semplicità di quest’uomo quanto la grettezza e l’ignoranza di chi si è sentito in dovere di criticarlo per una sua canzone. Ci rendiamo conto che purtroppo ci vorrà tempo per cambiare la società italiana nel profondo. Ma fa sempre un po’ male quando vediamo il nostro paese fare pessime figure per colpa di chi non riesce a venire a patti con la realtà dei fatti.

 

 

 

 

 

 

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