Italia: alto tasso di omofobia verso i turisti gay

di Marziano Commenta

Le persone lgbt sono le più ambite da hotel e tour operator, nonostante questo l’Italia fa orecchie da mercante quando si tratta di accogliere persone appartenenti alla comunità. A certificarlo è stata l’Arcigay nazionale, presieduta da Paolo Patanè, commentando i dati sul tasso di omofobia delle strutture alberghiere diffusi dal portale Hrs.com (Hotel Reservation Service).

A Roma su oltre 600 alberghi partner, soltanto il 12% del totale – circa 1 su 10 – inserisce tra le caratteristiche della propria offerta la dicitura “hotel per gay e lesbiche”. Un dato che lascia l’amaro in bocca se si considera il milione di persone arrivato nella capitale per l’Europride 2011.

Ecco cosa ha detto Patanè ai microfoni di KlausCondicio:

Quella degli alberghi ‘gay friendly’ non è una questione irrilevante. Registriamo continuamente segnalazioni di casi di omofobia nelle strutture ricettive, un numero infinito di casi fastidiosi, anche in strutture impensabili, eleganti, che in teoria dovrebbero avvalersi di personale formato e preparato. Al contrario, registriamo una totale impreparazione ai differenti orientamenti sessuali e alle differenti identità di genere. Le persone gay, lesbiche e trans che si recano negli alberghi vivono troppo spesso situazioni imbarazzanti: si pensi alle coppie dello stesso sesso che prenotano una camera matrimoniale e che si vedono assegnarsene una doppia perché il personale, vedendo due uomini o due donne, presumo che la richiesta debba essere reinterpretata e riformulata. C’è una responsabilità da parte delle associazioni degli albergatori e in generale delle aziende turistiche, che dovrebbero tener presente due tipi di motivazioni: quella ideale, quindi il rispetto di qualunque modo di essere di qualunque persona, e quella economica, tenere cioè conto di un segmento di mercato di grande rilievo.

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