Capire la propria sessualità, un percorso mai uguale

di Valentina Cervelli Commenta

Qualche considerazione è necessaria quando si parla di sessualità. Non c’è niente di meglio che aprire la mente e confrontarsi con il mondo e con ciò che non si capisce per capire quanto questo aspetto della propria vita possa essere fluido.

Spesso e volentieri, anzi quasi sempre, la parte più difficile da comprendere per ciò che concerne se stessi e da far capire agli altri è proprio quanto la sessualità sia un istinto naturale, qualcosa che nasce insito in noi e che non si modifica perché una mattina ci alziamo dal letto e decidiamo chi essere o cosa ci piace. Qualcosa, come detto prima, di essenzialmente molto fluido che quasi mai totalmente netto.

Girando in rete mi sono imbattuta in questo test. Chi vi scrive lo ha fatto ed ha ottenuto questo risultato: “Predominantly heterosexual, but more than incidentally homosexual”, ovvero “principalmente eterosessuale, ma più che incidentalmente omosessuale. Pansessuale, forse? Come sottolineavo prima difficilmente tutto è solo nero o bianco. E la sessualità è una di quelle cose che tutti dovremmo imparare a capire che non possono davvero essere costrette in una gabbia di etichette costruite praticamente solo da noi stesse.

Qualche tempo fa probabilmente un simile risultato mi avrebbe lasciato perplessa, oggi, mi fa pensare che effettivamente la sessualità è davvero fluida in chiunque di noi, che per scoprirne le sfumature in alcuni casi serve magari del tempo. Bisogna solo evitare di porsi limitazioni e comprendere che guardare dentro se stessi alla fine non è così spaventoso come sembra e che lo stare in contatto con altre persone più aperte rispetto a come si ritiene di essere, può aiutare a comprendere anche i lati di noi che non conosciamo o con i quali non vogliamo fare i conti.

Forse se tutti imparassimo a comportarci in questo modo riusciremo davvero a combattere l’omofobia. Voi cosa ne pensate?

Photo Credit | Getty Images

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