Calcio gay: Di Natale, Rivera e Cabrini contro il pensiero di Cesare Prandelli

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Calcio gay: Di Natale, Rivera e Cabrini contro il pensiero di Cesare Prandelli Cultura Gay Cosa ne pensano i calciatori riguardo alle parole di Cesare Prandelli sull’omosessualità nel mondo del calcio? Se lo è chiesto Chi chiedendo ai protagonisti del pallone se il pensiero del ct della nazionale sia condivisibile o meno.

Purtroppo l’unico ad appoggiare il pensiero di Prandelli è il bomber dell’Inter Diego Milito:

Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile.

Antonio Di Natale parla di coming out calcistico come di una “impresa impossibile”:

Professionalmente stimo parecchio Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile. Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso.

L’ex campione Gianni Rivera ammette addirittura di non sapere che ci fossero dei gay nel calcio:

Ognuno si organizza la vita come vuole, ma non sapevo neanche che nel mondo del calcio ci fossero dei gay, è una novità assoluta per me. Se c’erano giocatori gay ai miei tempi e non lo dicevano, potrebbero fare la stessa cosa adesso. Non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico.

Antonio Cabrini sottolinea che il problema principale di un calciatore dichiarato sarebbero i tifosi:

Il coming out è a discrezione personale, ma è chiaro che il mondo del calcio non è proprio quello ideale per dichiararsi, porterebbe di sicuro dei problemi. Negli stadi c’è molta ignoranza sul tema della diversità, basta vedere come vengono trattati i calciatori stranieri (…) Si immagini che cosa accadrebbe se un giocatore in attività si dichiarasse, quale sarebbe la pressione mediatica sulla squadra, i compagni, l’ambiente.

Di certo il problema non si risolve continuando a far finta di nulla.

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