Televisione e società, la cultura del “No Homo”

di Valentina Cervelli Commenta

Non sapremmo come chiamarla se non “cultura del No Homo“. Avete mai provato la sensazione che tutto ciò che è omosessuale o LGBTQ in alcune parti della nostra società ed ovviamente in televisione venga come scansato a prescindere, evitato, eliminato? Come se non esistesse se non se ne parla o non si da attenzione? A noi succede di continuo.

Ed è triste che al punto nel quale in generale tutti noi ci troviamo, vi sia ancora una omofobia di questo tipo. Già spesso è difficile combattere contro quella più palese. In questo caso è un modus operandi che viene messo in atto al fine di rendere il tutto completamente “ripulito” da un finto appoggio al mondo LGBT mentre sotto le spalle tutto ciò che non è strettamente etero viene messo da parte. Attenzione, è un modo subdolo di comportarsi, perchè consiste nel non dare spazio, darne poco, giocare sulla qualità di interazioni e nel nostro caso anche di espressioni televisive dando in pasto alle persone cliché che non aiutano a risolvere l’ignoranza.

L’esempio più diretto che ci viene da fare è quello di Glee dove la qualità, nonostante l’amore che i fan mostrano nei confronti della serie, è andata scemando negli anni proprio per la cultura “No Homo” dell’emittente televisiva che la produce e la mette in onda. Ma è lo stesso che avviene spesso nei posti di lavoro quando con la scusa di scherzi camerateschi si prende “bonariamente” in giro la persona omosessuale. Bisogna combattere questo stato di cose, non sopportarle in silenzio.

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