Malika Chalhy sfrutta omosessualità per donazioni fittizie

di Daniele Pace Commenta

Rischia un'indagine per truffa aggravata la ragazza di nome Malika che ha chiesto una raccolta fondi per un caso di omofobia.

Il caso di Malika Chalhy era balzato alla cronaca dopo l’intervento della trasmissione Le Iene, dove la ragazza ha raccontato un po’ della sua storia e della condizione in cui versasse. Praticamente tutto è cominciato quando ha dichiarato ai suoi genitori ed al fratello Samir di essere lesbica. Da quel momento è generata una discussione che ha portato alla rottura della famiglia ed alla solidarietà del popolo italiano.

Malika ha raccontato di essere stata prima insultata, poi cacciata di casa e addirittura minacciata dalla madre e dal fratello. Ha raccontato di essersi fatta aiutare dalle forze dell’ordine per rientrare in casa a prendere almeno qualche ricambio, ma la madre appena li ha visti ha detto “non conosco quella persona“. Le Iene hanno preso subito a cuore il caso di Malika diventata senzatetto da un giorno all’altro premendo sulla motivazione: la sua omosessualità. Ora che un genitore o parente possa reagire male ad una notizia del genere è cosa nota, ma Malika sembra aver approfittato della situazione divenendo da vittima a truffatrice scatenando una notizia shock che ha fatto il giro del mondo.

In primis ha parlato il fratello che al Tempo ha dichiarato “L’ho detto fin dall’inizio che mia sorella avesse manipolato a suo favore anche usando le registrazioni vocali che contengono parole dette in un momento di rabbia. Ha sempre sognato la bella vita ed ecco il risultato” Quale risultato? Dopo che sua cugina ha avviato due raccolte fondi sul sito GoFundMe per permettere a Malika di rifarsi una vita, sono state raccolte su una oltre 100mila euro e sulla seconda 15mila euro ma era ancora attiva. Peccato che Malika si fosse rifatta la macchina, una Mercedes, ed avesse acquistato un bulldog francese di razza molto costosa, acquisto confermato da un allevatore che ha dichiarato a TPI di aver ricevuto il pagamento con due bonifici. La ragazza è stata incastrata in una foto sui social dove si vedeva all’interno dell’auto ed ha provato a giustificarsi dicendo prima che fosse l’auto dei suoceri, ed ammettendo poi il malfattoavrei potuto comprarla più piccola“.

Ora la ragazza rischia di essere indagata per truffa aggravata dopo che il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, ed ha messo in cattiva luce tutta la comunità LGBTQ+ che spero si dissoci totalmente dal suo operato. Gli italiani hanno preso la vicenda con ironia creando subito meme dedicati, ma resta l’amaro di una vicenda che sarebbe dovuta finire a buon fine.

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