Le conseguenze dell’aggressione ad Angelo Ratti e la tutela dei diritti per gli omosessuali

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Un drammatico episodio di violenza a sfondo omofobico ha coinvolto Angelo Ratti, un disc jockey milanese di trentanove anni. La vicenda si è verificata la vigilia di Ferragosto a Porto Istana, nei pressi di Olbia, dove l’artista si trovava per un’esibizione musicale insieme al proprio collettivo queer. L’aggressione, poi resa pubblica dalla stessa vittima attraverso i propri canali social, è iniziata con insulti omofobi mentre l’uomo era intento a raccogliere un oggetto.

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Angelo Ratti

Cosa succede dopo l’aggressione ad Angelo Ratti: torna il tema della tutela dei diritti per gli omosessuali

Subito dopo, il dj è stato colpito con un pugno alla testa, sorpreso alle spalle, scaraventato sulla spiaggia e infine sottoposto a un pestaggio di gruppo ad opera di numerose persone. A causa dei gravi traumi riportati, tra cui la perdita temporanea di sensibilità a un lato del volto e lesioni all’udito, la vittima è stata ricoverata in ospedale in preda a un’abbondante emorragia. L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito politico in Italia.

L’eurodeputato del Partito Democratico Alessandro Zan è tornato a chiedere a gran voce l’introduzione urgente di una normativa specifica contro i crimini d’odio. Attualmente, infatti, il quadro legislativo italiano non contempla una legge mirata a sanzionare l’omotransfobia. L’articolo 604-bis del Codice Penale, derivante dalla legge Mancino del 1993, punisce unicamente la propaganda e l’istigazione alla discriminazione fondate su motivi razziali, etnici o religiosi, escludendo l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

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Di conseguenza, aggressioni come quella avvenuta in Sardegna vengono perseguite attraverso i reati ordinari di percosse o lesioni personali, le cui pene base risultano contenute. In sede giudiziaria, l’unica possibilità di inasprire la sanzione consiste nell’applicazione di circostanze aggravanti, quali i motivi futili e abietti, il concorso di più persone nel reato o la gravità delle lesioni inflitte, che possono portare le reclusioni edittali fino a dodici anni nei casi più seri.

Un tentativo di colmare questo vuoto normativo era stato intrapreso proprio dal Disegno di Legge Zan. Tale proposta, dopo aver ottenuto l’approvazione alla Camera nel 2020, era stata definitivamente bloccata al Senato nel 2021. Il progetto puntava a estendere le tutele del Codice Penale anche alle discriminazioni basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, prevedendo inoltre la costituzione di una giornata nazionale dedicata al contrasto dell’omofobia.

La carenza di specifiche tutele legislative trova riscontro anche nell’annuale Rainbow Map redatta da ILGA-Europe. Nel report del 2026 sul rispetto dei diritti delle persone LGBTQIA+, l’Italia registra un punteggio estremamente basso, pari a poco più di ventiquattro punti su cento. Questo dato colloca il paese al trentaseiesimo posto complessivo su quarantanove nazioni europee analyzed, ben al di sotto della media del continente e drammaticamente distante dalle posizioni di vertice occupate da Stati come la Spagna.