Reggio Emilia: negato permesso di soggiorno ad uruguayano unito civilmente con italiano

di Sebastiano Commenta

Un uruguayano unito civilmente ad un cittadino italiano si è visto negare il permesso di soggiorno in Italia perché la Bossi-Fini sull’immigrazione non riconosce il diritto di matrimonialità tra persone dello stesso sesso. Nel rigetto firmato dal questore Domenico Savi, si citano due sentenze della Corte Costituzionale che ribadiscono l’invalidità del matrimonio tra gay. La sentenza rispedisce l’extracomunitario (legato da oltre un anno all’imprenditore reggiano) nel suo Paese d’origine senza alcun possibilità di appello… ma la battaglia legale non si ferma (Fonte Il Fatto Quotidiano).

Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell’Arcigay oltre che consigliere comunale per il Pd a Bologna, ha espresso tutto il suo rammarico per la vicenda:

Il nostro Paese è in piena violazione del diritto di uguaglianza. Ma c’è di più: se un cittadino spagnolo, sposato, si trasferisce in Italia, a lui il ricongiungimento viene riconosciuto. È probabile che alla coppia in questione verrà dato torto, ma apre il varco a una battaglia all’arretratezza legislativa e culturale italiana. Si tenga in considerazione una specie di precedente accaduto a Venezia: due coniugi avevano chiesto la semplice pubblicazione degli atti in Comune e pur essendo costretto a negargliela, il giudice si appellò alla Corte Costituzionale perché questa limitazione individuale viola il diritto costituzionale al matrimonio.

Di parere opposto, il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi:

La questura di Reggio Emilia ha agito come doveva perché la richiesta di permesso di soggiorno rientra, leggi alla mano, nell’ambito dei “diritti non esigibili”. E così rimarrà fino a quando non verrà modificata la Costituzione. In tutto l’ordinamento europeo, il diritto di famiglia e tutte le relative applicazioni sono materia esclusiva degli Stati nazionali. Dunque quello che è applicabile in nazioni che riconoscono determinati istituti non è applicabile laddove questi istituti non sono riconosciuti. La questura di Reggio Emilia ha rispettato la normativa italiana e non poteva fare altrimenti perché le questioni sono due. Da un lato il parlamento italiano dovrebbe modificare la Costituzione, passaggio obbligato per introdurre il riconoscimento delle unioni civili tra gay, e allora la richiesta fatta potrebbe essere ammissibile. Ma dall’altro, finché c’è questo principio costituzionale e finché permane questa normativa in Italia, qui non sono applicabili alternative. Che sappia io non c’è nessun gruppo parlamentare, neanche dell’opposizione, che ha presentato progetti di riforme di questo tenore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>