Omofobia e pubblicità, calcio e religione

di Valentina Cervelli Commenta

Omofobia contro la pubblicità, nel calcio e nella religione. Cosa hanno in comune tutti questi elementi? L’uso dell’odio nella propaganda. Poco importa, tra altro, che vadano contro gli stessi interessi che cercano di difendere.

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La Centrale del Latte di Brescia viene attaccata perché propone un genitore che si trucca da principessa con la figlia, riviste sportive rispondono in maniera sessista a possibili commenti su presunte omosessualità di calciatori (leggi Cristiano Ronaldo). E la religione? Tra le innumerevoli idiozie vi è l’ultima del Patriarca russo che paragona le leggi sulle unioni gay a quelle naziste, sostenendo che siano immorali allo stesso modo.

Ci sono dei momenti nei quali viene spontaneo chiedersi se ci si trova in una realtà distopica o la gente quando apre bocca sia davvero seria. L’omofobia è un comportamento frutto dell’ignoranza soggettiva delle persone. Persone incapaci non solo di provare empatia ma anche di amare. Individui solo in grado di giudicare senza basi reali e scientifiche cose che non comprendono. Classici casi nei quali la libertà di opinione e di espressione diventa un grandissimo problema. Sia quando espressa in via soggettiva che sfruttando le risorse dei contribuenti. In un mondo che dovrebbe andare avanti si sta regredendo alla stupidità medioevale.

Accettabile? Assolutamente no. E’ necessaria educazione. Condita da buon senso. Le persone dovrebbero chiedersi: mi sto comportando bene? Sto agendo come vorrei che gli altri facessero con me. Ricordando che si è esseri umani e che il rispetto è necessario. Pubblicità, sport e religione, intesi come “settori”, dovrebbero farsi un esame di coscienza serio e molto importante in contenuti. Cercando di puntare davvero alla retta via e non a comportamenti arbitrari.

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