Coprire l’omosessualità: servono dei limiti

di Valentina Cervelli Commenta

Vi devono essere dei limiti nel coprire l’omosessualità. Che ci si trovi nella vita comune o si parli del mondo dello spettacolo. Soprattutto in quest’ultimo. E’ vero che il coming out è qualcosa di personale e che come tale deve avvenire nel momento che la persona sente più giusto. Ma non ci si deve spingere troppo in là in senso opposto.

-

A farne le spese, infatti, quasi sempre è la persona coinvolta. E non solo perché si ritrova per diversi motivi a rimandare un coming out che spesso sente necessario. Ma perché come accessorio di tutto questo arriva, in contesto pubblico e di spettacolo, la necessità di dare vita a del bearding, spesso molto pesante e poco tollerato dall’oggetto dello stesso.  Quasi mai le storie di coming out di persone famose sono prive di sofferenza: due tra tanti che ci vengono in mente sono Ellen Page e Wentworth Miller. Quest’ultimo è riuscito a liberarsi da un contratto tedioso superati i 40 anni e solo in quel momento è riuscito a farlo. E la Page, miserabile in red carpet ed altre occasioni, ha parlato di una vera e propria liberazione quando è riuscita a fare coming out. E nel suo caso la “beard” era addirittura un attore suo amico.

In linea teorica tali cose non dovrebbero rendersi utili e la sessualità non rappresentare una discriminante. Ma nel caso questo accada (come palese anche in alcuni casi visibili davanti ai nostri occhi, N.d.R.) è bene che si trovino e pongano dei limiti per la sanità mentale e fisica delle persone coinvolte che potrebbero, ad un certo punto, non essere più in grado di sopportare tali “giochetti”.

Photo Credit | Thinkstock

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>